lei
Non ha mai accettato l’idea di dover fare una scelta obbligata tra il bianco e il nero, rinunciare a metà delle possibilità che offre la vita per avere l’altra metà.
Non ha mai accettato l’idea di dover fare una scelta obbligata tra il bianco e il nero, rinunciare a metà delle possibilità che offre la vita per avere l’altra metà.
Non gli sembra che ci sia una relazione inversa tra la gravità dei suoi errori e il tempo di riflessione prima di compierli.
Continueranno sempre a percepirla come una straniera, in un’alternanza di divertimento e leggero fastidio, a seconda del momento e dell’urgenza della comunicazione. Pensa che è il destino di chiunque lasci il proprio paese di origine, l’altra faccia del privilegio di non avere una familiarità obbligata con tutto quello che hai intorno.
Non importa sotto quale città stia viaggiando, quasi invariabilmente nel suo vagone c’è una donna a cui gli sembra che potrebbe dedicare le sue migliori qualità e capacità per mesi o anche anni interi.
Da bambina le capitava a volte di invidiare la facilità incurante con cui le sue compagne di scuola ereditavano un intero sistema di riferimenti e comportamenti dalle loro madri, vestiti pettinature parole da usare maniere da tenere a tavola modi con i ragazzi, senza dover scoprire a tentoni come essere e cosa fare in ogni singola circostanza. Col tempo ha poi scoperto che l’autoeducazione e la non-conformità hanno anche dei vantaggi, ma non è affatto certa che superino gli svantaggi, nemmeno che li pareggino. Eppure adesso si piace, sì.
Non tiene diari, non conserva ricordi, ogni volta che trova una sua vecchia fotografia la butta via. Le uniche impronte volontarie della sua vita sono nei romanzi che scrive, ma alterate e fuori sequenza, non certo attendibili al cento per cento come pensano alcuni suoi lettori.
Sente la mancanza della sua casetta appena dietro la costa ligure, con l’amaca appesa tra gli olivi nel piccolo giardino selvatico e la doccia all’aperto e i gatti sui muretti di pietre a secco: la sensazione dei piedi nudi sull’erba irregolare e sui sassi della mulattiera, il cielo libero, il verde della vegetazione intorno, i suoni diradati identificabili uno per uno a grande distanza, la possibilità sempre latente di scavalcare le colline e scendere verso il mare.
Riesce a indovinare quasi con certezza i motivi di ogni viaggiatore che va verso l’uscita, e i motivi di quelli che aspettano davanti alle porte di vetro opaco degli arrivi internazionali.
Vorrebbe solo che questa situazione durasse indefinitamente, la notte si estendesse al di là dei confini del tempo e delle possibilità ragionevoli.